Una strada nei pressi del campo di Zaatari, il più vasto campo rifugiati in Giordania
Visitiamo un piccolo ITS. L’area è quasi deserta, ma l’ITS si trova al centro di un pescheto. Solo tre famiglie vivono qui.
Incontriamo una giovane donna in cui marito è stato trasferito forzatamente al campo di Azraq.
La loro figlia.
Temendo la deportazione in Siria, l’uomo ha lasciato il campo, perdendo tutti i suoi documenti.
La loro famiglia.
Nell’ITS seguente, un uomo ci spiega in che modo è stato aiutato da INTERSOS ad ottenere documenti regolari
La sua famiglia. Oltre a supportare i famigliari con cui vive, invia frequentemnte denaro ai parenti rimasti in Siria.
Dopo la nascita dell’ultimo figlio, hanno perso tutti i documenti. L’iter per tornare in possesso di documenti regolari è stato lungo e costoso.
I suoi due bambini.
Il campo di Azraq, a meno di due ore di auto da Mafraq.
Una donna che vive a Mafraq ci racconta la deportazione del figlio in Siria.
“Mio marito è uscito a piedi nudi cercandolo”
In un altro ITS nei pressi di Mafraq incontriamo un uomo che ha perso il padre e il nipote nel rogo della tenda in cui vivevano.
La madre ha avuto un attacco cardiaco ed è morta due giorni dopo in ospedale.
Hanno perso tutto. Un bambino dorme in una valigia.
Il lavoro minorile è comune negli ITS. L’estrema povertà, l’assenza di documenti e il nomadismo ostacolano la frequenza scolastica.
Una donna e suo figlio, affetto da problemi psicologici in seguito ai trauma subiti nel corso della guerra: da 4 anni non ha un lavoro.
Si sono traferiti da Amman a Mazraq perchè qui la vita è più economica.
