MANCANZA DI DOCUMENTAZIONE

La maggior parte dei rifugiati siriani, appena entrati in Giordania per cercare sicurezza e asilo, sono stati portati direttamente nei campi profughi come Zaatari e Azraq Camp. Decine di migliaia di rifugiati siriani hanno lasciato irregolarmente le sedi di questi campi: la procedura di rilascio attraverso la quale i rifugiati potevano lasciare i campi regolarmente è stata ufficialmente sospesa nel gennaio 2015, in base a una decisione governativa. Chi è uscito senza rilascio regolamentare dopo luglio 2014 non ha diritto ad ottenere documentazione legale, vale a dire la carta dei servizi del Ministero dell'Interno (Carta Moi) e il Certificato per richiedenti asilo dell'UNHCR (ASC dell'UNHCR).

Secondo le cifre condivise dall'UNHCR nell'ottobre 2017, solo 398.530 dei 655.558 rifugiati siriani registrati dall'UNHCR hanno una carta MoI valida, mentre i rimanenti non sono ancora stati applicati o non sono disposti o in grado di farlo.

Senza i due principali documenti legali, i rifugiati in Giordania non sono in grado di ottenere la documentazione civile (certificati di nascita, matrimonio o morte) e permessi di lavoro. Allo stesso tempo, i rifugiati privi di documenti non hanno o hanno accesso ridotto ai servizi pubblici e all'assistenza umanitaria e spesso devono ricorrere a meccanismi di risposta negativi come il lavoro minorile, i matrimoni precoci, l'indebitamento e l'accettazione di vivere in condizioni abitative degradanti. Inoltre, si trovano di fronte a un concreto rischio di reinsediamento forzato nei campi o di deportazione in Siria.

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TRASFERIMENTI FORZATI

Dai risultati delle interviste, delle valutazioni e delle attività programmate che INTERSOS sta conducendo con i rifugiati siriani in Giordania, è emerso che una delle loro principali preoccupazioni è essere rimpatriati forzatamente in Siria e / o trasferiti nel campo di Azraq.

Secondo le stime, da aprile 2014 a novembre 2016 circa 20.000 rifugiati siriani sono stati trasferiti nei campi profughi giordani, la stragrande maggioranza delle strutture remote del campo di Azraq, poiché il campo di Zaatari aveva da tempo raggiunto la massima capacità.

Il rischio di essere trasferiti con la forza non risulta accentuato in base ad una particolare categoria di rifugiati, area geografica, status legale, età o sesso della popolazione di rifugiati siriani. Al contrario, qualsiasi rifugiato siriano sembra essere a rischio di trasferimento forzato. Per quanto riguarda l'età e il sesso, gli individui trasferiti andavano da bambini di diversi mesi a nonne di sessant'anni. Problemi di salute o particolari vulnerabilità non sono necessariamente caratteristiche protettive dal rischio di trasferimento: sono state raccolte testimonianze dirette e indirette di casi di donne incinte, persone con disabilità o criticità mediche trasferite nel campo di Azraq, dove le persone sono esposte a condizioni - calore estremo, lunghe distanze per accedere ai servizi e isolamento - chiaramente inadeguate per questi casi vulnerabili.

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PRINCIPALI CAUSE DEI TRASFERIMENTI FORZATI

La grande maggioranza dei trasferimenti forzati nel campo di Azraq e delle deportazioni in Siria sono causate da, o collegate a, una mancanza di documenti.

La maggior parte delle volte, il trasferimento è dovuto alla mancanza di permessi di lavoro, carte di servizio MoI e ASC UNHCR, documenti mancanti a livello individale o di gruppo in oltre l'80% dei casi di trasferimento analizzati da INTERSOS.

Il trasferimento al campo di Azraq può anche essere il risultato di una manchevole attuazione di procedure standard da parte delle forze dell'ordine locali, nelle stazioni di polizia: i profughi intervistati da INTERSOS hanno riferito di essere stati detenuti e trasferiti dalla polizia locale anche quando hanno rinnovato le loro carte MoI valide.

Le prove sono emerse da interviste approfondite che indicano come il trasferimento possa anche essere scatenato da accuse di coinvolgimento in attività politiche, come dimostrazioni a sostegno di organizzazioni che forniscono aiuti umanitari ai siriani.

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PROCESSO DI IDENTIFICAZIONE E DI TRASFERIMENTO

Di solito, i rifugiati privi di documentazione sono identificati dalle autorità attraverso attività di polizia, come blocchi stradali, incursioni, controlli casuali e ispezioni sul posto di lavoro.

Queste non sono, tuttavia, le uniche circostanze in cui i rifugiati vengono arrestati, detenuti e successivamente trasferiti o deportati. In alcuni casi, raduni non autorizzati hanno portato all'arresto e al trasferimento di un numero significativo di rifugiati siriani. In altri, l'arresto ha avuto luogo una volta che gli individui hanno visitato spontaneamente una stazione di polizia per eseguire procedure burocratiche riguardanti la loro documentazione.

Dopo essere stati arrestati, i rifugiati vengono trasferiti alla locale stazione di polizia, dove sono trattenuti per il tempo necessario ad esaminare il caso, un periodo che va da poche ore a diversi giorni.

In effetti, la polizia giordana non sembra seguire una procedura standardizzata: alcuni siriani hanno riferito di essere stati trasferiti più volte tra diverse stazioni di polizia. Molti, d'altra parte, hanno riferito di essere stati detenuti in apposite carceri, mentre i minorenni denunciati sono stati trattenuti nei centri di detenzione minorile per diversi giorni.

Molti sono passati attraverso il Centro di registrazione di Raba al Sarhan, mentre altri sono stati trasferiti direttamente dalla stazione di polizia o dal centro di detenzione al campo di Azraq.

Oltre all'esperienza già traumatica di essere bruscamente trasferiti in un campo profughi, si dovrebbe anche considerare che le autorità raramente permettono di raccogliere gli effetti personali e di prendere accordi per il resto della famiglia: i dati raccolti da INTERSOS indicano che nella maggior parte dei trasferimenti forzati (61,3%), non è stao dato alcun preavviso. Nel restante 38,7% dei casi in cui l'avviso è stato dato più della metà del tempo (57,2%) il periodo di preavviso era di 24 ore o meno.

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PRINCIPALI CONSEGUENZE DEI TRASFERIMENTI

Il trasferimento forzato di uno o più membri di una famiglia ha un impatto rilevante tanto sugli individui trasferiti, quanto sulla loro famiglia.

L'effetto principale di queste misure coercitive, che riguarda entrambe le categorie, è la separazione familiare. Nel 55,1% dei casi valutati da INTERSOS il provvedimento di trasferimento riguardava 4 o meno membri della famiglia, molto spesso incluso il capofamiglia, con meno del 20% dei casi riguardanti l'intera famiglia.

La separazione familiare è legata a diverse conseguenze secondarie negative: aumento dei meccanismi di risposta negativi dovuti alla perdita di fonti di reddito; ulteriori difficoltà economiche e indebitamento; trauma psicologico e paura; minori non accompagnati o separati (UASC); aumento del rischio di abuso, sfruttamento, violenza sessuale e di genere (SGBV).

Per quanto riguarda le persone rimaste indietro, le ripercussioni dirette variano tra stress, ansia, senso abbandono, molestie sessuali e sfruttamento, segni di traumi psicologici, depressione e persino infarti.

Va anche sottolineato che la maggior parte delle volte il trasferimento riguarda i capifamiglia della famiglia - a causa della loro maggiore esposizione ai controlli di polizia, mentre si recano al lavoro, con un forte impatto sulla situazione di coloro che rimangono indietro con le stesse spese ma con un reddito significativamente ridotto.

Il ricorso al lavoro minorile, al matrimonio precoce, all’abbandono scolastico e allo sfruttamento del lavoro sono altri chiari esempi di reazioni negative a questa condizione.

I risultati qualitativi di questo studio suggeriscono, inoltre, che l'impatto della separazione familiare è particolarmente duro per i bambini rimasti indietro, che in diversi casi hanno riportato varie conseguenze come un profondo disagio emotivo, interi giorni in lacrime o senza dire una parola, spesso chiedendo informazioni sui loro parenti dispersi e temendo non li vedranno mai più.

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IL CAMPO DI AZRAQ

La stragrande maggioranza dei rifugiati siriani che sono stati trasferiti con la forza vengono inviati alle strutture remote del campo di Azraq, poiché il campo di Zaatari ha raggiunto da tempo la massima capacità.

Il campo di Azraq si trova nel Governatorato orientale di Zarqa, nell'area desertica verso il confine tra Giordania e Arabia Saudita. Nonostante una capacità nominale di 120mila posti, il campo ospita attualmente circa 35.500 rifugiati.

Tra i motivi per cui molti lasciano il campo di Azraq o dichiarano di non voler tornare, gli intervistati menzionano problemi come il caldo insopportabile, le lunghe distanze da percorrere quotidianamente per accedere a cibo, acqua e servizi, la quantità insufficiente dei pasti, i prezzi elevati dei pochi negozi presenti nella zona, la fornitura lenta o assente di servizi e beni, la posizione isolata nel deserto e la mancanza di opportunità di sostentamento.

Una volta trasferiti con la forza ad Azraq, sostanzialmente l'unico modo per i rifugiati di lasciare le strutture del campo è ottenere un permesso di congedo. Per riuscire a visitare i famigliari lasciati altrove e sostenerli, molti devono affrontare le spese e le difficoltà logistiche di viaggiare costantemente avanti e indietro tra il remoto campo di Azraq e le case dove vivevano in precedenza.

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PERDITA DI DOCUMENTI NEL CAMPO DI AZRAQ

Le autorità giordane hanno adottato la pratica di invalidare i documenti degli individui trasferiti, nonostante la loro validità e sostituendoli con un documento del campo di Azraq, valido solo per il campo. Fonti secondarie hanno riferito che, da dicembre 2016, vi è stato un preoccupante aumento della pratica di inattivare anche le carte biometriche in corso di validità.

Questo meccanismo sembra trasformare la regolarità in irregolarità, restringendo la libertà di movimento dei rifugiati siriani e di fronte all’infelice alternativa di rimanere bloccati nei campi o nascondersi al di fuori di essi, sotto la costante paura di essere nuovamente catturati e con il rischio di deportati in Siria.

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DEPORTAZIONI VERSO LA SIRIA

Stime dell'ONU e di altre fonti indipendenti suggeriscono che nel solo 2017 da 2.000 a 3.000 rifugiati sono stati deportati dalla Giordania alla Siria. Le due principali giustificazioni delle misure di espulsione verso la Siria risultano essere presunte minacce alla sicurezza nazionale e mancanza di documentazione civile e legale, in particolare permessi di lavoro.

Ciò nonostante disposizioni legali come il principio di non respingimento, la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione contro la tortura e la Carta araba dei diritti dell'uomo impediscano alla Giordania di espellere le persone verso un luogo in cui sono a rischio di persecuzione, tortura o trattamento crudele, inumano e degradante.

Analogamente ai trasferimenti forzati nei campi, le misure di espulsione non sembrano adottate in base particolari fasce di età, genere, categoria sociale o geografica dei rifugiati siriani in Giordania; tuttavia, i maschi giovani e adulti sembrano essere più frequentemente i soggetti delle deportazioni.

Nella maggior parte dei casi analizzati da INTERSOS, i rifugiati siriani hanno percepito che le deportazioni venissero eseguite dalle autorità giordane senza trasparenza o un giusto processo. Pochi deportati hanno riferito ai loro familiari di essere a conoscenza del motivo di tali misure; nessuno sembra aver ricevuto l'assistenza di un avvocato, essere stato ascoltato da un giudice, essere stato in grado di difendersi dalle accuse in alcun modo o essere stato autorizzato a comunicare con i suoi parenti o l'UNHCR. Tuttavia, non è stato segnalato alcun maltrattamento da parte della polizia e / o delle autorità pubbliche.

In nessuno dei casi valutati da INTERSOS, i deportati hanno riferito ai loro parenti in Giordania di essere stati in grado di tornare al loro luogo di origine in Siria. Molti di loro sembrano essersi stabiliti nel governatorato meridionale di Dara'a, anche se non originari della zona. In diversi casi, la deportazione ha portato a spostamenti secondari all'interno della Siria e persino a ulteriori richieste di asilo in paesi terzi come il Libano, la Turchia o la Grecia.

Gravi problemi di protezione sono stati rilevati come conseguenza diretta e indiretta delle deportazioni, che vanno dal trauma psicologico a gravi meccanismi di reazione negativi come il lavoro minorile, il matrimonio precoce e persino la morte.

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[INTERSOS’ Internal Report, May 2017]