REPORT: DEPORTAZIONE IN SIRIA

Stime dell'ONU e di altre fonti indipendenti suggeriscono che nel solo 2017 da 2.000 a 3.000 rifugiati sono stati deportati dalla Giordania alla Siria. Le due principali giustificazioni delle misure di espulsione verso la Siria risultano essere presunte minacce alla sicurezza nazionale e mancanza di documentazione civile e legale, in particolare permessi di lavoro.

Ciò nonostante disposizioni legali come il principio di non respingimento, la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione contro la tortura e la Carta araba dei diritti dell'uomo impediscano alla Giordania di espellere le persone verso un luogo in cui sono a rischio di persecuzione, tortura o trattamento crudele, inumano e degradante.

Analogamente ai trasferimenti forzati nei campi, le misure di espulsione non sembrano adottate in base particolari fasce di età, genere, categoria sociale o geografica dei rifugiati siriani in Giordania; tuttavia, i maschi giovani e adulti sembrano essere più frequentemente i soggetti delle deportazioni.

Nella maggior parte dei casi analizzati da INTERSOS, i rifugiati siriani hanno percepito che le deportazioni venissero eseguite dalle autorità giordane senza trasparenza o un giusto processo. Pochi deportati hanno riferito ai loro familiari di essere a conoscenza del motivo di tali misure; nessuno sembra aver ricevuto l'assistenza di un avvocato, essere stato ascoltato da un giudice, essere stato in grado di difendersi dalle accuse in alcun modo o essere stato autorizzato a comunicare con i suoi parenti o l'UNHCR. Tuttavia, non è stato segnalato alcun maltrattamento da parte della polizia e / o delle autorità pubbliche.

In nessuno dei casi valutati da INTERSOS, i deportati hanno riferito ai loro parenti in Giordania di essere stati in grado di tornare al loro luogo di origine in Siria. Molti di loro sembrano essersi stabiliti nel governatorato meridionale di Dara'a, anche se non originari della zona. In diversi casi, la deportazione ha portato a spostamenti secondari all'interno della Siria e persino a ulteriori richieste di asilo in paesi terzi come il Libano, la Turchia o la Grecia.

Gravi problemi di protezione sono stati rilevati come conseguenza diretta e indiretta delle deportazioni, che vanno dal trauma psicologico a gravi meccanismi di reazione negativi come il lavoro minorile, il matrimonio precoce e persino la morte.